Significato del mandala

mandala047I mandala e il loro significato

Qual è il significato del mandala? Fino a oggi ho letto diversi libri e siti web che lo spiegano.
Ebbene, il mandala non ne ha uno, bensì tantissimi ed è per questo motivo che dico sempre che non è semplice farlo. I suoi molteplici aspetti, la sua infinita simbologia e, perché no, la sua bellezza, ne fanno a mio parere una vera e propria forma d’arte, che ci permette di compiere un viaggio verso noi stessi, verso il nostro Io, aiutandoci a comprendere chi siamo.
Cosa significa, quindi, il termine “mandala”? È un termine sanscrito e vuol dire “cerchio”, “circonferenza”. A me piace definire il mandala come un “disegno ricco di simbologie, che fonde insieme la nostra parte spirituale con quella materiale”. Mi rendo conto che il termine “disegno” sia alquanto riduttivo, ma per far sì che le persone ignare del magnifico universo che si cela dietro a un mandala, comprendano i primi rudimenti, occorre utilizzare parole semplici.
Il mandala proviene dalle culture buddista e induista.
Secondo i buddisti, il mandala rappresenta la formazione del cosmo a partire da un centro. È usato nella meditazione e nella contemplazione. Inoltre, rappresenta anche, in modo bidimensionale, un palazzo, un tempio, con o senza divinità. Prima di ogni sua creazione, si procede con un rito di consacrazione; al termine, una volta che il mandala è stato costruito, questo viene distrutto, per simboleggiare l’impermanenza delle cose (uno dei pilastri della tradizione buddista).
Nella cultura induista, invece, il corrispettivo del mandala è lo Yantra. Sono molto simili, ma lo Yantra, al contrario del mandala, presenta forme solamente geometriche e scritte in sanscrito; mentre il mandala ha anche figure umane, naturali, architettoniche.

mandala Guhyasamaja

Il mandala trova origine nel mondo orientale antico, in India, per poi arrivare in Tibet intorno all’VIII – XII secolo d.C.. Come acccennavo in questo post, il termine “mandala” significa cerchio, circonferenza, centro.
La sua creazione prevede regole rigide molto antiche e il suo scopo è la meditazione e la contemplazione. Nel 1988, presso il Museo di storia naturale di New York, venne esposto per la prima volta il mandala tibetano: il Guhyasamaja (foto qui di fianco a sinistra).
Il mandala buddista ha, come disegno base, un quadrato con inscritto un cerchio che, per la tradizione buddista, è la rappresentazione a due dimensioni di un tempio, all’interno del quale si collocano le divinità (di solito nei punti cardinali, Nord, Est, Sud e Ovest) e altre forme e figure con significati simbolici. La simbologia è diversa a seconda delle tradizioni (il buddismo, infatti, si divide in diverse scuole, correnti).
Di solito, la divinità più importante (o un fiore di loto, o entrambi) si trova al centro ed è circondata da un quadrato (simboleggiante una cinta muraria) che, su ogni lato, ha 1 “porta”. All’esterno di questo quadrato ci sono una serie di “gallerie” concentriche che portano all’esterno, verso una seconda circonferenza di protezione che rappresenta la ruota.
Il monaco, dopo aver costruito il mandala (quelli tibetani sono creati con la sabbia), “entra” al suo interno, percorre  le varie strade, che possono simboleggiare la compassione, la sofferenza e tanti altri aspetti della vita quotidiana. Il monaco, durante la meditazione contemplativa, deve superarli tutti per raggiungere la divinità che è al centro del mandala, e quindi la liberazione.
Nel 1989 il Dalai Lama descrisse il mandala come un veicolo per ottenere un mondo di pace.

Qui sotto ti mostro una foto del mandala Guhyasamaja in 3D, per farti capire cosa intendo per palazzo, tempio, porte ecc. Io lo trovo spettacolare, e tu? *_*

Il sito di riferimento è questo. L’autore di questa opera d’arte è Atsuro Seto.

mandala 3D Guhyasamaja

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